Una camera termica non vede dentro i muri. Misura la radiazione infrarossa emessa dalle superfici e la traduce in temperatura. Tutto quello che la termografia sa dirti lo ricava da come il calore arriva in superficie: un'infiltrazione sotto la guaina, una cella fotovoltaica danneggiata, un intonaco che si è staccato dal muro.

Montata su un drone, questa capacità diventa molto più utile, perché dall'alto si vedono tutte insieme superfici che da terra si raggiungono una alla volta, o non si raggiungono affatto. Ma resta una misura, con le sue regole: se le condizioni sono sbagliate o la quota è troppo alta, l'immagine è bella e i numeri sono sbagliati. In questo articolo spieghiamo cosa vede davvero la camera termica sul drone, dove conviene rispetto alla termocamera a mano e quali sono i suoi limiti.

Cosa misura davvero una camera termica

Ogni corpo emette radiazione infrarossa in funzione della sua temperatura. Le camere usate in termografia lavorano nell'infrarosso a onda lunga, tra 8 e 14 µm, con un sensore a microbolometri che converte quella radiazione in un'immagine. I colori che vedi sono una scelta di tavolozza; il dato vero è il valore salvato in ogni pixel.

È la prima distinzione da fare. Una camera radiometrica salva per ogni pixel un valore di temperatura, che si può rileggere e analizzare dopo il volo. Una camera non radiometrica salva solo un'immagine: mostra dove una superficie è più calda di un'altra, ma non di quanto. La norma sulla termografia del fotovoltaico, la IEC TS 62446-3, lo dice chiaramente: un'immagine non radiometrica restituisce solo uno schema e, al massimo, delle differenze di temperatura.

La seconda è l'emissività: quanto una superficie emette rispetto a un corpo nero ideale alla stessa temperatura. Intonaco, calcestruzzo, guaine bituminose e vetro dei moduli hanno emissività alta e si misurano bene. Metalli lucidi e superfici riflettenti hanno emissività bassa: riflettono il calore dell'ambiente, del cielo o del drone stesso, e la camera legge quel riflesso come se fosse la loro temperatura.

I vantaggi del drone rispetto alla termocamera a mano

La termografia si fa da decenni con camere portatili. Il drone non cambia la fisica: cambia il punto di vista, e questo porta vantaggi concreti.

  • Vista dall'alto. Coperture piane, tetti a falda e impianti fotovoltaici si guardano come vanno guardati: dall'alto, quasi perpendicolari alla superficie. Da terra si vedono di sbieco, o non si vedono affatto.
  • Velocità su grandi superfici. Un impianto fotovoltaico a terra o la copertura di un capannone si coprono in un volo, invece che in giorni di camminate tra le file. Conta anche per la misura: l'irraggiamento cambia nel corso della giornata, e chiudere il rilievo in poco tempo rende i dati confrontabili tra loro.
  • Nessun lavoro in quota. Nessuno sale sul tetto, sulle passerelle o su un ponteggio. Il pilota resta a terra.
  • Nessun fermo dell'impianto. Anzi: il fotovoltaico si ispeziona proprio mentre produce, perché è sotto carico che i difetti si scaldano.
  • Una mappa, non una pila di foto. Le immagini termiche vengono unite in un ortomosaico termico georeferenziato, sovrapponibile all'ortofoto RGB: ogni anomalia ha una posizione precisa, fino al singolo modulo, alla fila o al punto della copertura.
  • Ripetibilità. Rifacendo lo stesso piano di volo mesi o anni dopo, si confrontano due campagne sulla stessa base. È ciò che trasforma un'ispezione in un monitoraggio, come spieghiamo anche per ponti e viadotti.

Dove rende di più

Impianti fotovoltaici. È l'applicazione in cui il drone ha cambiato di più il lavoro. Un modulo che non funziona come dovrebbe dissipa in calore l'energia che non riesce a produrre, e si vede: una cella danneggiata diventa un hot spot, un diodo di bypass che interviene scalda un terzo del modulo, un modulo scollegato si scalda tutto. Ogni firma termica punta a una causa diversa, e questo permette di mandare la manutenzione nel punto giusto con gli attrezzi giusti.

Schema di quattro moduli fotovoltaici in vista termica: una cella calda, una substringa più calda per un terzo del modulo, un modulo intero più caldo e un mosaico di celle calde verso un bordo, con le cause di ciascuna anomalia
Quattro firme termiche, quattro cause diverse: è lo schema dell'anomalia a dire alla manutenzione cosa cercare.

Coperture e impermeabilizzazioni. Su una copertura piana, l'isolante bagnato sotto la guaina trattiene il calore del giorno più a lungo di quello asciutto. Dopo il tramonto di una giornata di sole, le zone umide restano più calde e si staccano dal resto della copertura. Da terra servirebbero carotaggi a campione; dal drone si controlla l'intera superficie, e i carotaggi si fanno poi solo dove servono a confermare.

Illustrazione: drone sopra la copertura piana di un condominio al crepuscolo, metà in foto e metà in vista termica, con le zone umide sotto la guaina più calde intorno al bocchettone e lungo un parapetto
Illustrazione: dopo il tramonto, l'isolante bagnato sotto la guaina rilascia ancora il calore del giorno e si stacca dal resto della copertura.

Facciate e involucro. Ponti termici, dispersioni, distacchi di intonaco e di cappotto, infiltrazioni. Sulle facciate il drone serve soprattutto ai piani alti e dove non c'è spazio per allontanarsi dal muro con il treppiede. Qui però le condizioni pesano molto, come vedremo.

Impianti industriali. Surriscaldamenti di componenti, linee e tubazioni, comprese quelle interrate, che in superficie si vedono come una striscia più calda lungo il tracciato.

Calcestruzzo delle infrastrutture. Su impalcati e pareti in calcestruzzo, distacchi e vuoti sotto la superficie si scaldano e si raffreddano in modo diverso dal calcestruzzo sano. Per gli impalcati dei ponti esiste da anni una pratica standard, la ASTM D4788. È uno dei motivi per cui, nelle ispezioni di ponti e viadotti, il rilievo termico affianca quello visivo dove serve.

Le condizioni contano più della camera

Una camera termica misura differenze. Se non ci sono differenze da misurare, non c'è camera che tenga. Per questo la pianificazione del volo parte dalle condizioni, prima che dall'attrezzatura.

Fotovoltaico. I difetti si vedono quando l'impianto è sotto carico, quindi serve sole pieno: il riferimento abituale è un irraggiamento di almeno 600 W/m² sul piano dei moduli, con cielo sereno, vento debole e moduli puliti. La IEC TS 62446-3 chiede anche di registrare le condizioni durante l'ispezione (irraggiamento, temperatura dell'aria, vento, nuvolosità, sporcamento), perché senza quei dati un'anomalia non si può interpretare. Qui il Sud è avvantaggiato: le giornate utili sono tante e la stagione è lunga.

Edifici. Qui serve il contrario: una differenza di temperatura stabile tra interno ed esterno, che faccia attraversare l'involucro da un flusso di calore. In pratica servono almeno una decina di gradi, nessun sole diretto sulla facciata nelle ore precedenti (il sole scalda la superficie e cancella le differenze), niente pioggia recente e vento debole. Per questo le riprese di facciata si fanno di notte o all'alba, nei mesi freddi.

In Sicilia e in Calabria è questo il vero limite: la stagione fredda è corta e le differenze di temperatura sono spesso piccole. Le finestre utili per l'involucro esistono, ma vanno scelte con cura, e a volte conviene chiedere al committente di riscaldare l'edificio nelle ore prima del volo.

Coperture. Per trovare l'umidità sotto la guaina serve una giornata di sole che carichi di calore la copertura, e un volo nelle ore dopo il tramonto, quando la superficie asciutta si è già raffreddata e quella umida no. Una copertura bagnata dalla pioggia del giorno prima, invece, è illeggibile.

Risoluzione e quota: quanti pixel servono

Una camera termica ha molti meno pixel di una fotocamera. Quella che usiamo, sul DJI Matrice 4T, ha un sensore da 640×512 pixel, contro i 48 megapixel della camera grandangolare che le sta accanto. Ogni pixel termico vede un angolo di circa 1 milliradiante: a 30 metri di quota copre circa 3 cm, a 120 metri circa 12 cm.

Per i moduli fotovoltaici la IEC TS 62446-3 fissa il requisito: al massimo 3 cm di modulo per pixel, che su una cella da 6 pollici corrispondono a circa 5×5 pixel. Con un sensore da 640×512 significa volare intorno ai 30 metri sopra i moduli. Il motivo si vede bene nello schema: quando un pixel è più grande del difetto, la sua temperatura è la media tra il difetto e ciò che ha intorno. L'hot spot non sempre sparisce, ma la temperatura letta scende, e un difetto grave può sembrare lieve.

Simulazione dello stesso hot spot su una cella fotovoltaica visto da 30, 60 e 120 metri con una camera da 640×512 pixel: la temperatura massima letta scende da 66 a 55 e a 47 gradi contro gli 85 reali
Quando il pixel è più grande del difetto, la lettura è una media: l'hot spot si diluisce e sembra meno grave di quanto sia.

Il Matrice 4T ha anche una modalità di super-risoluzione a 1280×1024. Rende l'immagine più leggibile, ma è ottenuta per elaborazione: il sensore resta 640×512, e per una misura di temperatura conviene ragionare sulla risoluzione nativa. Le camere con sensore nativo 1280×1024 permettono di volare al doppio della quota a parità di dettaglio, coprendo quattro volte la superficie per immagine; hanno senso soprattutto sugli impianti molto estesi.

Queste sono le specifiche del Matrice 4T che contano per la termografia, con il motivo per cui ognuna conta.

Specifica Valore Perché conta
Sensore termico VOx non raffreddato, 640×512 (1280×1024 in super-risoluzione) La risoluzione nativa decide la quota di volo per una misura conforme.
Sensibilità (NETD) ≤ 50 mK Distingue differenze di pochi centesimi di grado; la norma sul fotovoltaico chiede ≤ 100 mK.
Accuratezza di misura ±2 °C o ±2%, il maggiore dei due (alto guadagno) In linea con i ±2 K che la IEC TS 62446-3 chiede per le misure assolute.
Campo di misura da −20 a 150 °C (alto guadagno), da 0 a 550 °C (basso guadagno) L'alto guadagno copre edifici e fotovoltaico; il basso serve per componenti elettrici e industriali molto caldi.
Formato dei file R-JPEG radiometrico a 16 bit Ogni pixel conserva il dato di temperatura, rielaborabile dopo il volo con emissività e temperatura riflessa corrette.
Camera visibile abbinata 48 MP, sensore da 1/1,3″ La norma chiede una foto visibile di ogni anomalia rilevante, a risoluzione molto più alta del termico: è ciò che distingue un difetto da sporco o ombre.
Posizionamento RTK 1 cm + 1 ppm in orizzontale, 1,5 cm + 1 ppm in verticale Ogni anomalia viene posizionata sulla mappa, non solo fotografata.

Fonti: specifiche del produttore per il Matrice 4T; IEC TS 62446-3:2017, tabella 1 (requisiti minimi delle camere IR).

I limiti

La termografia da drone è uno strumento potente, ma ha limiti precisi, e conoscerli evita di pagare un rilievo che non risponde alla domanda.

  • Vede solo la superficie. Un difetto profondo si vede solo se altera la temperatura in superficie. Muri spessi, facciate ventilate e cappotti di grande spessore possono nasconderlo.
  • Riflessi. Vetro, lamiere e superfici lucide riflettono il cielo, il sole e il drone stesso. Sui moduli fotovoltaici l'angolo di ripresa va scelto per evitare il riflesso del sole, che può sembrare un hot spot.
  • Falsi positivi. Sporco, guano, foglie e ombre scaldano o raffreddano una superficie senza che ci sia un difetto. Per questo ogni anomalia va verificata sulla foto visibile abbinata.
  • Va interpretata. Una mappa termica non è una diagnosi. Serve chi sappia leggere le firme termiche e incrociarle con le condizioni registrate, e spesso una verifica a terra: una misura elettrica sulla stringa, un carotaggio sulla copertura, una battitura sull'intonaco.

Come chiedere un'ispezione termografica

Se stai confrontando due preventivi o scrivendo un capitolato, sono questi i cinque punti che li rendono confrontabili.

  1. Camera radiometrica, con la risoluzione nativa dichiarata, insieme alla quota di volo o alla dimensione del pixel a terra che ne risulta (per il fotovoltaico, al massimo 3 cm per pixel).
  2. Le condizioni al momento del volo, registrate e consegnate: irraggiamento per il fotovoltaico, temperature interna ed esterna per gli edifici, vento, nuvolosità e ora.
  3. Un ortomosaico termico georeferenziato con l'ortofoto RGB abbinata, non solo una selezione di immagini.
  4. Un report con le anomalie localizzate e classificate per tipo e gravità, ciascuna con immagine termica, foto visibile e posizione.
  5. I file radiometrici originali, così che le temperature si possano rianalizzare o confrontare con un'ispezione successiva.

Conclusioni

Il drone non rende la termografia più precisa: la rende praticabile su superfici e in tempi in cui prima non lo era. Una copertura intera invece di qualche punto, un impianto fotovoltaico in poche ore invece che in giorni di cammino tra le file, nessuno sul tetto. Ma la misura resta una misura: le condizioni giuste, la quota giusta e qualcuno che sappia leggere il risultato contano più della camera.

Un fornitore che prima di volare ti dice quando volerà, a che quota e in quali condizioni, ti consegna dati su cui decidere. Uno che ti consegna solo immagini colorate ti consegna, appunto, immagini colorate.

Il nostro servizio di termografia con drone descrive applicazioni e deliverable; se l'obiettivo è monitorare un'opera nel tempo, vedi anche ispezioni e monitoraggio. Per i fattori che incidono sul prezzo c'è la guida su quanto costa un rilievo con drone.

Domande frequenti

Quali sono i vantaggi della termografia con drone?
La vista dall'alto su coperture e impianti, grandi superfici coperte in poco tempo e in condizioni omogenee, nessun lavoro in quota, nessun fermo dell'impianto e un ortomosaico termico georeferenziato che localizza ogni anomalia e permette di confrontare ispezioni successive.
La camera termica vede attraverso i muri?
No. Misura la temperatura delle superfici. Un difetto interno si vede solo se modifica la temperatura in superficie, come un'infiltrazione che raffredda l'intonaco o un isolante bagnato che trattiene il calore del giorno.
Quando si fa la termografia di un impianto fotovoltaico?
Con l'impianto in produzione e sole pieno: il riferimento è un irraggiamento di almeno 600 W/m² sul piano dei moduli, con cielo sereno, vento debole e moduli puliti. La IEC TS 62446-3 raccomanda un'ispezione termografica periodica ogni quattro anni, salvo intervalli diversi concordati con il gestore.
A che quota vola il drone per la termografia?
Dipende dalla risoluzione della camera e dal dettaglio richiesto. Per i moduli fotovoltaici la IEC TS 62446-3 chiede al massimo 3 cm di modulo per pixel: con una camera da 640×512 pixel significa volare intorno ai 30 metri sopra i moduli.
In che stagione si fa la termografia degli edifici?
Nei mesi freddi, di notte o all'alba, quando tra interno ed esterno c'è una differenza di temperatura stabile di almeno una decina di gradi e la facciata non è stata scaldata dal sole. Al Sud le finestre utili sono poche e vanno pianificate.